Ci sono lavori considerati maschili che le donne svolgono già da tempo. Lavori duri e massacranti che testimoniano la caparbietà e il coraggio di alcune donne che, nel silenzio generale, continuano a superare i limiti imposti da un malinteso senso comune. Le donne protagoniste del documentario A casa non si torna, che l’Ucca vuole segnalare in occasione della Festa della donna, si fanno testimoni delle difficoltà che al giorno d’oggi le lavoratrici sono costrette ad affrontare, ma anche dell’orgoglio che hanno nel condurre il proprio lavoro e la propria esistenza. Un mosaico di esperienze di oggi e di ieri che racconta le difficoltà del vivere quotidiano, in una società disegnata da uomini, ma che al contempo, porta alla luce la volontà di non arrendersi e di vivere la vita felicemente anche attraverso le difficoltà. Le donne che svolgono lavori maschili sono quelle che si sentono spesso apostrofare con «commenti allucinanti» dagli uomini e che, una volta esaurito il proprio turno, vanno all’asilo a prendere i figli perché «questa è una bella vita». Il lungometraggio di Lara Rongoni e Giangiacomo De Stefano vede la partecipazione straordinaria di Franca Rame; il film è stato realizzato con il sostegno di Film Commission Emilia-Romagna, CGIL Emilia-Romagna, Fondazione Argentina Altobelli, CGIL Nazionale, CGIL Imola, SPI Bologna, UDI Bologna.
Con:
Roberto Rossellini, Anna Magnani, Ingrid Bergman
Nel 1949 Roberto Rossellini è all’apice del successo e condivide la vita artistica e affettiva con Anna Magnani, una vita fatta di continui litigi e piccole scaramucce tra amanti dal carattere forte e difficile. Un amore, il loro, destinato a durare ancora per poco. Una lettera inviata da Ingrid Bergman, dea e diva del momento, alla Minerva - casa di produzione di Rossellini - viene recapitata fortunosamente, a un anno di distanza dalla spedizione, al regista. La Bergman in quella lettera rivela tutta la sua stima per il Maestro. E’ allora che Rossellini, già notissimo tombeur de femme, fa il colpo del secolo: tradisce e abbandona la Magnani e in breve diventa l’amante della diva mondiale più amata degli anni '50. A sancire il loro amore, la collaborazione artistica per il film Stromboli, di cui la Bergman è protagonista assoluta. Anna Magnani è furente e come è nella sua natura non desiste e prepara la vendetta. L'arma con cui cercherà di piegare e umiliare Rossellini, così da ripagarlo con la stessa moneta, le viene forgiata appositamente dal destino e, non a caso, ha la forma di un film, Vulcano, una produzione cinematografica che diventerà una sfida a distanza ravvicinata da combattere sul campo comune delle assolate Eolie del dopoguerra. La guerra dei Vulcani racconta un pezzo di storia del cinema italiano e mondiale, una storia intensa e senza tempo come il luogo in cui si svolge.
Con:
Pietro Ingrao, Giulia Ingrao, Giacomo Tanghellini, Marta Gilmore
Pietro Ingrao, 97 anni, si racconta dialogando a distanza con uno studente anni’80, distratto durante lo studio dalla radio che trasmette l’intervento di Ingrao al XVI congresso del PCI (marzo 1983). Una lunga intervista realizzata da gennaio a giugno 2012: non la biografia storica di Pietro Ingrao, ma il suo racconto in prima persona, sulla politica come passione “come strumento per cambiare un mondo che non mi piaceva”. Ingrao racconta la sua avventura nel ‘900 (e nel duemila) attraverso immagini di una grande Storia, e di tante storie diverse; attraverso la sua voce di oggi e quella di discorsi registrati nel ’68, nell’83, nel 2002…, e soprattutto attraverso un sentimento che sembra rimanere intatto, e integro.
Attori:
Renato Zucchelli, Piero Lombardi, Lucia Zucchelli, Patrizia Frisoli, Hedy Krissane, Barbara Sorrentini (voce)
Renato Zucchelli è l’ultimo pastore rimasto in una metropoli.
E ha un sogno: portare il suo gregge nel centro inaccessibile della città per incontrare i bambini che non lo hanno mai visto, mostrando loro che la libertà e i sogni saranno sempre possibili finché ci sarà spazio per credere in un ultimo pastore…che conquistò la città con il suo gregge e con la sola forza della sua fantasia.
Attori:
Marian e Antonio Honciu, Silvan e Gorge Guta, Isak, Virgil e Ivanta Tanasache, Moni Ovadia, Louis Siciliano, Paolo Rocca, Albert Mihai, Ion Stanescu, Marian Scerban, Miguel Haller, Antun Blazevic.
Un viaggio nel mondo dei musicisti rom, tra l’Italia e il sud della Francia.
Un uomo e un bambino di dodici anni suonano all’interno di un container, in un campo ai confini della capitale. Sono Marian e Antonio originari di Bucarest, un padre e un figlio che comunicano con i loro strumenti: una chitarra acustica ben amplificata e una fisarmonica rossa. Il padre tramanda al figlio una passione, il legame con una cultura che si sta perdendo, tra immondizia, topi, canali televisivi e l’estrema necessità d’imitare la realtà fuori dal campo.
La sera Marian si riunisce con familiari e amici davanti al fuoco, suonano e si riscaldano con le stesse fiamme, che in alcuni tragici momenti, hanno inghiottito i bambini della comunità.
Sulle note del violino di Zimceanu, un sacerdote della musica rom, scongiurano questi eventi luttuosi, accaduti nell’indifferenza generale. Eventi che rimangono nella memoria, come la storia di un giovane rom di origine belga, una figura leggendaria, che scampò miracolosamente all’incendio del suo caravan. Nonostante le ustioni e le gravi menomazioni alla gamba e alla mano, continuò a suonare, non più il benjo, ma la chitarra che era più leggera. Sviluppò una tecnica talmente originale da farlo diventare uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi. Si chiamava Django Reinhardt.
Così raccontano due jazzisti rom, Silvan e George, padre e figlio, che continuano la tradizione del loro maestro Django, esibendosi con un gruppo di jazz manouche, sulla piazza di Saintes Maries de la Mer, nel sud della Francia. Qui, ogni anno, i rom di tutta Europa partecipano al rito della loro patrona, Santa Sara, tra musica, balli e la ricerca di un’identità.
Così fanno Isak, Virgil e Ivanta, una famiglia di musicisti rom fuggiti dalla miseria del regime rumeno. Il padre Virgil era il direttore dell’orchestra popolare, la madre Ivanta erede di una stirpe di grandi cantanti della tradizione rom. Sono approdati in Italia per sopravvivere alla miseria e con la stessa dignità si sono esibiti per strada e in alcuni grandi teatri. Per loro è stato prezioso l’incontro con un professionista italiano, di grande sensibilità, non solo musicale, Paolo Rocca, che li ha accolti nella Stage Orchestra di Moni Ovadia. L’artista ebreo di origine bulgara, accompagnato nel suo spettacolo dalle struggenti e frizzanti sonorità rom, fa conoscere una tradizione musicale e una storia disseminata di viaggi e discriminazione, fino al porrajmos, lo sterminio del popolo rom. I nazisti uccisero cinquecentomila rom, migliaia di bambini finirono, insieme a quelli ebrei, nelle camere del dottor Mengele, dove venivano impiegati come cavie umane, prima di finire nei forni. I musicisti rom, sotto il fumo dei grandi camini, continuarono a suonare le loro melodie piene di sentimento e di rinascita.
La stessa musica continuano a suonare ai margini delle città, nelle piazze e a volte nei grandi teatri.
Un racconto di discriminazione e di accoglienza.
Silvio Berlusconi, da intrattenitore di navi da crociera a imprenditore di successo, e poi Primo Ministro d'Italia. Improvvisamente, quando sembrava essere a un solo passo dal raggiungere l'ufficio di Stato più alto e più ricercato, il Quirinale, la sua ascesa si interrompe bruscamente.
“S.B. Io lo conoscevo bene” è un documentario che esplora i segreti, le luci e le tante ombre oscure nella storia personale di Berlusconi. Il ritratto intimo di un uomo che ha lasciato il segno nella storia italiana, e non solo nella politica.
La narrazione, che segue le interviste, è arricchita da materiale d'archivio che restituisce il contesto storico delle scelte personali, delle azioni e delle diverse facce di un uomo che ha diviso un Paese in due, con lui o contro di lui, generando entusiasmo e la possibilità di un sogno da inseguire e a tempo stesso ha suscitato critiche e accuse violentissime sul suo operato e sul suo passato.
Vittorio Dotti, avvocato personale e amico di Berlusconi, Paolo Pillitteri, giornalista, ex sindaco di Milano, molto vicino a Bettino Craxi, così come Giuliano Ferrara e Paolo Guzzanti, entrambi diventati, dopo gli anni del socialismo e del comunismo, sostenitori di Berlusconi. Questi sono solo alcuni dei personaggi intervistati e che lo hanno conosciuto da vicino.
Attraverso le loro voci è stata delineata l'ascesa e la caduta di una tra le figure più controverse della storia politica italiana.
Premio Pardo d’Oro al Festival di Locarno 1977
Attori:
Riccardo Cucciolla, Paolo Bonacelli, Lea Massari, Mimsy Farmer, Jacques Herlin, Luigi Pistilli, John Steiner, Pier Paolo Capponi, Biagio Pelligra, Franco Graziosi
Leader carismatico del Partito Comunista Italiano, eletto deputato nel 1924, con l’inasprimentio delle leggi fasciste liberticide Antonio Gramsci viene dichiarato decaduto dal mandato di parlamentare, e condannato dal Tribunale Speciale dello Stato a 20 anni di reclusione nel carcere di Turi. Il film ricostruisce l’intenso dibatitto con i compagni di carcere, destinato a trasformarsi in scontro ideologico per le sue critiche alla politica di Stalin e del Comitato Centrale del PCI, allora in esilio a Parigi.
Il pensiero di Gramsci diventa la cartina di tornasole per capire il duro confronto tra le varie anime del movimento operaio, lacerato tra l’ortodossia acritica e la militanza attiva –un confronto destinato a ripetersi lungo la storia della sinistra italiana.
Per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, Gramsci viene trasferito in clinica prima a Formia e poi a Roma, dove muore il 27 aprile 1937.
«Non ho mai voluto mutare le mie opinioni per le quali sono disposto a dare anche la vita».
(Dalla lettera alla madre del 10 maggio 1928)