China Blue è un film documentario sulla condizione delle donne lavoratrici in Cina.
Nel film il regista racconta la storia dell’adolescente operaia Jasmine Lee. A 16 anni, Jasmine, è costretta a lasciare la sua casa nella provincia di Schicuan, nella Cina sud-occidentale, per recarsi a lavorare in città come operaia in una fabbrica di jeans destinati al mercato occidentale. Jasmine diventa, giovanissima, un colletto blu costretta ad emigrare in cerca di lavoro.
Per Jasmine non è una decisione facile lasciare il suo villaggio: non lo è mai per nessun lavoratore o lavoratrice emigrante in Cina. Milioni di donne e di uomini – spesso giovani o giovanissimi - emigrano dalle zone rurali alla ricerca di impiego nelle fabbriche delle export processing zones. In Cina si calcola ci siano oltre 130 milioni di lavoratori che emigrano dalle zone rurali verso i centri urbani in cerca di lavoro: milioni di donne e uomini che vivono e lavorano nelle stesse condizioni di Jasmine.
Jasmine emigra e si trasferisce a Shaxi una cittadina della provincia del Guangdong nella zona della foce del fiume Pearl. Il fiume Pearl ed in generale la provincia del Guangdong rappresentano una delle aree di maggiore e incredibilmente rapido sviluppo economico della Cina Popolare.
Ma le condizioni di lavoro intorno alla foce del fiume Pearl sono ben lontane dall’essere considerate dignitose. La giornata lavorativa di una operaia come Jasmine nelle export processing zones cinesi inizia con estrema puntualità alle 8:00 del mattino: ogni minuto di ritardo è detratto dalla paga. Si lavora quasi ininterrottamente, con l’eccezione di una breve pausa per il pranzo, sino alle 19:00. Dalle 19:00 in poi inizia lo straordinario che nella maggior parte dei casi prosegue sino alle 2:00-3:00 del mattino, tutti i giorni. Rispettare i termini di consegna stabiliti dalle grandi multinazionali della distribuzione (grandi catene commerciali) è il mantra di tutti i medio-grandi imprenditori cinesi. A scapito di tutto, ed in particolare dei diritti e della dignità dei propri lavoratori e lavoratrici. Protestare, manifestare, scioperare, sono pratiche rischiose per questi lavoratori.La condizione delle donne emigranti è ancor meno dignitosa. Secondo i dati di un rapporto della All-China Women’s Federation del novembre 2006, la metà delle donne emigranti non sono contrattate regolarmente e solamente il 20% di loro è coperta da assicurazione medica. Quasi sempre il salario medio di una donna è inferiore a quello di un collega uomo che ricopre le stesse mansioni . Nel corso della loro vita lavorativa cambiano in media quattro volte il posto di lavoro e tornano a casa ogni 2-3 anni a seconda delle disponibilità economiche (e capacità di guadagno) e dei costi di trasporto.
China Blue ,che ha vinto l'Amnesty International DOEN nel 2005, descrive una realtà tragica senza retorica ed invita ad una riflessione seria attraverso una storia raccontata dai suoi protagonisti e attraverso immagini che narrano e denunciano in maniera sobria e profonda.
Un film da vedere per conoscere e comprendere almeno in parte una realtà contemporaneamente così vicina e così lontana.